Slargo d’affetto

Slargo
Vicino al fiume la terra è esplosa
come fra incontri di corpo e unghie…
C’è riverbero d’argento su sassi dilatati e rotondi.
La noia delle stagioni si alza
mi ubriaca all’inizio, poi tace e mi segue
imbevuta di luce e ricordi.

Nel fango rappreso
mille detriti e creature in frantumi
la strada è sabbia e ossa d’alberi
il passo affonda e inciampa in radici divelte.

Accanto all’acqua un tronco arso offre ristoro
al cammino diseguale di larve e cicale
nomi e volti scomparsi.
Bottiglie vuote brillano d’un verde ostinato
interrate e ferme come rimpianti.

Creano un nuovo paesaggio
sacchetti di plastica senza immondizia:
se l’è mangiata il fiume in uno slargo d’affetto.

Nella spiaggia due palloni vicini
uno rosso gonfio d’acqua
l’altro bianco pieno d’aria
come un futuro da gustare
io calcio l’ultimo che fugge verso la riva
ma si ferma fra orme di cinghiale…

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In cantina

ro194

Un libro dimenticato su uno scaffale
mi osserva osceno, diviso a metà
sono gambe gli angoli rialzati
in curva d’onda, odore di tempo e muffa

al centro sottolineature si rincorrono
per non smarrirsi.
Sulla stampa sbiadita
una lama di luce disegna un cuore

Scende qualcosa dal soffitto
non attende più il piccolo ragno
crede sia una preda
la goccia lieve e dolce che cade
tra le pagine su un post-it giallo
Ricordo di primavera, una frase in nero
scritta per me, nascosta e breve
– la vita di tutti dipende da un sogno –

Tu già sapevi, e già mentivi.
Il vento soffiava gelido
fuori dalle nostre braccia
ma tu già scrivevi dolorosi risvegli…