Pietre cave

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Ho sognato la guerra.
Invece di combattere
mi nascondevo in pietre cave.
Da lì, immobile come un dente
appena spuntato
ascoltando la voce degli spari
spiavo il nemico

che alla fine se ne andava
col fucile in mano
e un mezzo sorriso
incredulo per la mia scomparsa

Mentre il verde si allargava
ero solo una pietra grigia, fredda
una donna con un bambino
stavano come me, con me
accucciati e zitti.

L’ uccellino cieco

Istantanea 2 (09-02-2016 21-45)

Accoccolarsi nella mano che schiude una serratura
con ingenuità scambiarla per un rifugio sicuro
confondere una massa grigia (capo,ombrello o ala?)
scrutare la pelle ricamata di speranza e poi fidarsi…

Solo un piccione cieco lo può fare
solo una vecchia illusa lo può accogliere.

Nella zuppa autunnale si mischiano
improbabili risoluzioni, vedute ed equivoci.
Non c’è spazio per voli in diagonale
nel groviglio di toni grigi che scorrono nelle vene.
Si può solo deporre la tenerezza su un ramo alto,
guardare con meraviglia lo sbattere d’ali insicuro ma sincronico
di un povero uccellino di novembre
confuso dalla pioggia…

Lei

Istantanea 1 (16-03-2019 17-35)

Lei
Al pomeriggio imprecava sui giorni della luce.
L’amore è un esercizio per la mente
un morso, o una galleria nella sabbia?

Poi ad alta voce benediceva
il suono del cellulare
celebrava spine vestite da sussurri
spavalda e bugiarda raccontava rifiuti regalati

ma noi sapevamo che le abitudini
l’avevano sfregiata, che lacerazioni argentee
divennero commestibili.
Sapevamo del grido prima di dormire
degli aghi che fallirono cuciture

sapevamo che quando il futuro le cadde dalle dita
Lei si lasciò morire…

Dedicata  5/4/2019

Voglia di sbriciolarsi

bellezza
Non è servito rinchiuderla
sbocconcellarla pian piano
convincerla che farsi divorare è utile
che il mondo è bello perché dopo la neve
è primavera.
No, lei così pessimisticamente
indifferente non ascolta, non chiede, non sa
se é più commestibile, l’amore o la paura.
Anche ora, anche ora lei parla sottovoce.

Bellezza dove sei? Tra gli alberi, tra gli aironi che pendono
Come grosse pigne scure, dove?
Non ti vedo più.
Nelle pieghe del tempo c’è solo un guinzaglio
che si allunga a dismisura
agganciato a un cane che urina debolezza
piroettando insistentemente
addosso ai muri, ai tronchi secchi
a fogli bianchi gettati in strada.

Vorrei farlo io, sai? Sciogliermi con disinvoltura
disintegrare tossine e risorgere leggera.
Io che ho una voglia pazza di sbriciolarmi in emozioni
ritrovarmi negli altri, e non vi riesco…

In cantina

ro194

Un libro dimenticato su uno scaffale
mi osserva osceno, diviso a metà
sono gambe gli angoli rialzati
in curva d’onda, odore di tempo e muffa

al centro sottolineature si rincorrono
per non smarrirsi.
Sulla stampa sbiadita
una lama di luce disegna un cuore

Scende qualcosa dal soffitto
non attende più il piccolo ragno
crede sia una preda
la goccia lieve e dolce che cade
tra le pagine su un post-it giallo
Ricordo di primavera, una frase in nero
scritta per me, nascosta e breve
– la vita di tutti dipende da un sogno –

Tu già sapevi, e già mentivi.
Il vento soffiava gelido
fuori dalle nostre braccia
ma tu già scrivevi dolorosi risvegli…