Acque superiori

 

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Rifulgono di sole

onde e colline fatte di nubi.

Il paesaggio alto 

sull’orizzonte è di un  altro 

mondo

acque superiori.

Mi è  familiare il sollevarsi di 

vapori

l’assenza  di case

la fuga di ogni contorno

il conforto

dei dettagli  elusi. 

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La cava di sabbia

cava di sabbia

Isolata, generata in curva, scavata
ha pareti fragili la cava e sostegni di radici
(il fiume a volte disegna anse di vita
cerchi quasi perfetti, pentendosi verso la fine
fuggendo a sinistra…)

Lei tace, ascolta il canto dell’acqua
ali che passano veloci
osserva incantata il movimento verde del bosco
e si crogiola al sole che svela e riscalda
le sue piccole infinite pietre nere.

E quando un mostro con il potente braccio d’acciaio
la scava, toccandola prepotente
lei non resiste, offre ogni granello
(vezzo atavico, sottomissione ).

Si crede utile
sa che costruirà durature alchimie
con ogni sua cellula, sa che cambierà forma
sa che innalzando granelli abbracciati al cemento
non sarà dimenticata
e questo l’appaga molto.

Lei composta da materia inerte
spesso diventa casa, pietra, rifugio
raccoglie e protegge ogni vita
in silenzio.
La voce del vento non può fare molto per lei
che si inumidisce alla brina
e si spezza al sole e al gelo.
Troppo scavata e così profonda,
troppo isolata.
Cava, nome singolare femminile
di una cosa…
http://rosannagazzaniga.scrivere.info/index.php?poesia=343020&t=La+cava+di+sabbia

Abbandonato…(ricordando Aylan)

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Abbandonato, il volto nella sabbia
la bocca aperta all’onda
salata, come il tempo morto della speranza
gli occhi chiusi
gli altri, i grandi, li hanno aperti
e guardano morire
mille angeli come te.

Ti accarezza il mare
ti chiama con voce d’alga
la tua s’è smarrita in un sorso di sale…
Dov’è tua madre? la sua mano di sole?
Ogni bimbo dovrebbe addormentarsi
con la mamma accanto, ma tu dormi
abbandonato.

Dov’è il cuore di chi uccide
arenato su un sentiero di sfide all’amore
all’umanità?
Il rumore d’onda non è udito dagli uomini
che contano
nemmeno il tuo respiro li scuoterà
ora.
Tu riposi con la postura dei bambini felici
e taci con il silenzio della storia.

http://rosannagazzaniga.scrivere.info/index.php?poesia=393488&t=Abbandonato

Rovine antiche e scavi

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Di un buco hanno detto fosse un’abitazione
pareti sprofondate nel fango
perimetri tracciati di nuovo
focolari di sasso
qua e là qualche pietra ritenuta angolare
ha smosso l’immaginazione…

Sulla collina al riparo di una roccia
una grande buca un tempo fu casa
dove uomini e animali si scaldavano
dove si consumavano pasti e amplessi
sussurri e grida
e il mare fuori mugghiava alto.
Ora rigettata in basso
guardo la roccia violata
da chiodi e corde, dal free-klimbing,
e arrampicate in solitaria…

Il mare s’è ritirato
come una lumaca nel guscio
a 3oo kilometri.
Beffardo, ha lasciato solo
dentiere di squali, conchiglie
monete di scambio.
Trasformata in parete mi mimetizzo
nel muro espongo pietre a braccia conserte
ma chi l’ha costruito?
Io o gli altri?
Le pietre hanno disegni, vaghe figure, rune?
Il sentiero per raggiungere le rovine
si smarrisce nel bosco tra i castagni
è spinoso, alto e instabile.

L’ape colibrì

ape colibri

Estate piena, ricolma di un carattere bizzoso

addosso frana un calore senza tregua né meta

raggi soporiferi cadono su muri portanti commossi.

Il tempo d’asfalto bollente bisbiglia gelide soluzioni

alle stoppie del campo dei miei si,

che appare ingrigito.

*

Sospesa su un cerchio d’oro

allunga la lingua l’ape colibrì

in una corsa avida verso i colori…

Insetto che non ha pace

rincorre senza tregua abbagli d’estati dolci

infuocate e brevissime.

http://rosannagazzaniga.scrivere.info/index.php?poesia=393047&t=ape+colibr%EC