Ricuciture

narciso3

Sono malata di niente.
Una terrificante nostalgia
vaneggia a quaranta gradi
e sull’acqua grande, arrossa
come un tramonto rappreso sui pioppi
L’argine si sgretola ogni giorno
per ricucirsi di notte.
La sonorità del fiume è un punto esclamativo
che si trasforma in domanda.
Un sorriso ora
potrebbe valere più di ogni altra cosa…

 

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Silenzi di selce

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Ho una mia idea
sui corpi strani risorti dagli armadi
sui miei sotterranei silenzi
sulle correzioni cosmetiche della nostalgia.

Vanno e vengono con un sospiro
bruciano con un fumo diverso
l’erba, il legno e i miei ricordi.
Uccido in un quieto silenzio
tutto ciò che non serve.
Semino esche blu per percorsi viscidi
polveri bianche per file in corsie ordinate
e taccio.

Perfino i nostri giorni muoiono d’inedia
in silenzio.
Nelle pance di solchi arati
è logica abitudine la morte
impulsi a cicli la vita
nel divorarci sereno che ci accomuna tutti
insetti animali e umani.

Un piccione sull’argine aveva un buco nel costato
gli hanno divorato il cuore
forse gridava ma io ho udito solo silenzio
dopo tre giorni restarono solo piume sparse
piccoli ventri sazi, ed ombra…

In silenzio vibrano spazi vuoti tra pietra e pietra
dove semi di ogni tipo si suicidano
per amore del replicarsi,
impulsi d’albero, irrefrenabili e taciti…

In silenzio tra noi resta solo la voglia di divorarci.
Silenzi di selce.
Solo qualche volta parlano di pace.

rg 31/3/2015

Fragile

iris
Sono fragile.
Ho la rassegnata fragilità degli anziani.
Non l’impotenza rugiadosa dei bambini che piangono rabbia
non quella degli adulti che vibrano frustrazioni.
La mia è fragilità avvolgente
sicché la primavera mi scalfisce solo di lato
il verde mi riguarda solo parzialmente.

Anche in esso io noto la sofferenza, gli steli piegati.
Il mio corpo ostinato decide strane posture
che rifiutano impulsi della mente.
Mi sento arsa dagli anni
la pelle dolorosa è debole rifugio
il mondo muore dentro e fuori
la pausa della maturità è finita
come una ricreazione allegra e troppo breve.

Ora l’attenzione è sgomento.
Avvolgente la certezza di uno scorrere precario
fluido, senza soste rigeneranti
e gli attimi troppo veloci.

Ho tutto sotto controllo
ma la tenerezza è insofferente a colori statici.
C’è il vuoto dentro, la vita non vissuta
è fatica nello scendere la scala
pietra nel fiume scalfita dall’acqua
è il fragile profumo dell’iris di maggio
è il sapore grigio e umido del già visto…

L’inganno

eli 2014

Alla mia amata Eli

Lei si fidava. Ha appoggiato tranquilla il suo musino triste nella mia mano, e si è addormentata. L’ago non ha infierito con altro dolore.
Tre farmaci, per tre stadi di coscienza. Il calmante, poi l’anestesia e il farmaco letale hanno bloccato il suo cuore.
Quel cuore gioioso e pieno di vita che mi aveva scelto, diciotto anni prima, si è arrestato, ad occhi aperti.
Lei si fidava, seguiva la mia ombra, il cenno della mia mano che invitava, la voce che guidava.
E io che non mi sapevo memoria, ora mi sento pioggia, e scivolo nelle cose incompiute e negli anniversari.
Ho scavato il giardino, ho rotto radici e ho atteso che il suo gelo ne confermasse la morte.
Era freddo il suo corpo biondo che si ribellava alle cure, serrati i suoi denti sull’ultimo gemito.
Spento all’ultima carezza il suo mugolio felice, così strano che sembrava il ronfare di un gatto.
Spenti nella cecità gli occhi adoranti e lo sguardo triste se la sgridavo. Lontane le corse pazze in campagna inseguendo lepri e fagiani.
Lei si fidava e io ho deciso, di non lasciarle più gridare il dolore, di fermare il sangue che l’abbandonava e di piangere la sua impotenza a muoversi.
Di coprire di terra fertile il suo piccolo corpo.
Di piangere la necessaria crudezza del sentirmi Dio per un istante.
E vorrei sapere se mi ha perdonata, se nell’altra dimensione mi aspetterà e riconoscerà.
Lei si fidava, e io l’ho tradita e vivo.
Come l’erba che ha paura ma sa che si ergerà ancora dopo essere stata schiacciata.
Vivo come si vive dopo i grandi dolori che umiliano e addolciscono…
30/3/2018

Slargo d’affetto

Slargo
Vicino al fiume la terra è esplosa
come fra incontri di corpo e unghie…
C’è riverbero d’argento su sassi dilatati e rotondi.
La noia delle stagioni si alza
mi ubriaca all’inizio, poi tace e mi segue
imbevuta di luce e ricordi.

Nel fango rappreso
mille detriti e creature in frantumi
la strada è sabbia e ossa d’alberi
il passo affonda e inciampa in radici divelte.

Accanto all’acqua un tronco arso offre ristoro
al cammino diseguale di larve e cicale
nomi e volti scomparsi.
Bottiglie vuote brillano d’un verde ostinato
interrate e ferme come rimpianti.

Creano un nuovo paesaggio
sacchetti di plastica senza immondizia:
se l’è mangiata il fiume in uno slargo d’affetto.

Nella spiaggia due palloni vicini
uno rosso gonfio d’acqua
l’altro bianco pieno d’aria
come un futuro da gustare
io calcio l’ultimo che fugge verso la riva
ma si ferma fra orme di cinghiale…

Godimento privato e sacrificio collettivo

godimentoprivato

10/1/2014   Punti di vista sulla liberalizzazione delle droghe

Nella vita ci sono cose necessarie alla sopravvivenza, altre usate per abbellirla.
La droga, l’alcool, il sesso senza coinvolgimenti l’abbelliscono, la rendono fluida, senza pensieri.
Poi c’è l’arte, la musica, la poesia, lo sport, ecc.
Ciò che unisce tutto e lo rende fruibile è la libertà individuale che non dovrebbe essere vietata o imposta agli altri limitandoli.
Ebbene, chi beve, fa sesso non sicuro, gioca alle slot o si fuma risorse con sigarette normali o marijuana, compie un atto volontario e voluttuario, ma al contempo impone alla società tutta, sacrifici e risorse economiche per rimediare ai danni provocati dai suoi momenti di godimento privato…(tra questi, malattie, omicidi, furti, e l’aumento della malavita).
E questo francamente mi sembra assurdo.
Si vuole cambiare la società ed eliminare la malavita mantenendo uno standard di salute dei cittadini?
Si può fare, ma non liberando i divieti, bensì lavorando con tutte le forze sull’educazione civile, morale ed etica, basi morali che senza essere mistiche sono i mattoni sui quali esiste una società giusta…proprio quello che ci manca.
La corruzione esiste per questa mancanza.
Ora l’etica laica cambia nel tempo, -al contrario di quella religiosa- e ben se ne vedono i frutti specie negli stati in cui si sono liberalizzate sia la droghe che l’alcool o l’uso delle armi.
Risultato? Una società allo sfascio dove anche i bambini sparano a vista su adulti e coetanei, in quanto già alterati mentalmente dall’assunzione di alcool e droghe; questo senza voler citare guerre e deliri vari di morte consueti, regalate dalla avidità di chi è adulto.
Il problema non è combattere contro la droga, ma contro lo sfascio morale.
Su questo obiettivo andrebbero fatte leggi e regolamenti: insegnare a menti giovani una esistenza meno egocentrica.
Invece si attivano risorse cospicue (recuperate da tasse infinite) da distribuire a pioggia ai SERD ecc. per aiutare chi spesso cominciando con droghe leggere si brucia la volontà diventando schiavo di abitudini attivate nella sua più sacrosanta e democratica libertà individuale.

E allora, io penso molto democraticamente, che a questo punto non si dovrebbe più sborsare un centesimo alle strutture per il recupero di chi si è volontariamente rovinato…
Mi sembra troppo comodo il godimento privato e il sacrificio collettivo come rimedio.

Inoltre, conoscendo i nostri illuminati e creativi politici, sono abbastanza diffidente sulle motivazioni di questa liberalizzazione, in quanto sicuramente aumenteranno i clienti di case di cura e dei Serd: risorse da destinare e dirottare dove è più conveniente: vedi finanziamenti ai partiti, ecc.

Quanto agli studi sulle varie droghe, si svolgono già nelle sedi scientifiche consuete.
La liberalizzazione è una scusa per recuperare risorse, dirottarle per permettere agi impensabili a chi le gestisce e non per arginare le sue conseguenze, nell’ipocrisia più totale dello Stato, alla quale già siamo abituati (sigarette, slot, alcool).
Ad esempio nei Serd esiste già la distribuzione legalizzata di Metadone, ma questo non ha risolto la tossicodipendenza.
Mi ripeto, quello che dovrebbe essere incentivato sono il rispetto per l’esistenza altrui, umana e animale e non l’ipocrisia di un sistema che ti permette di ammalarti e poi ti toglie denaro fingendo di curarti…
10/1/14
r.g.

Una mia riflessione di qualche tempo fa. Per fortuna il testo per la legalizzazione è stato tagliato nell’ottobre 2016 e del vecchio residua solo l’ok. per l’uso terapeutico…trovo incredibile la superficialità di quei parlamentari che vorrebbero una società allo sfascio.