La donna-uccello

PRIMAVERA ACCADE
La Donna-Uccello (fantasia)
C’è un albero sempreverde sotto una pettinatura bianca dai boccoli arrotolati con perfezione maniacale.
Dai rami pendono impacchettati piccoli doni.
L’acuto sguardo delle scelte li osservò a lungo e qualcuno fu colto, con stupita diffidenza.
La donna uccello non si lascia mai sorprendere e ingabbiare per sempre.
Dall’alto osservò identità liete di allargarsi in cerchi di vita, repliche di primavere somiglianti ad autunni, brezze tiepide dal rumore d’acqua.
Ma fu quando senti un grande respiro, quello che sopravvive alla vita che la donna uccello volò in basso presso il monumento ai caduti.
Volò lì, dove furono incise date di vita e morte, dove tutti furono chiamati con lo stesso nome
amore, amore, amore…Era il tempo confuso d’ore luminose che riempivano un nido vuoto.
La donna uccello fu airone, falco, tortora.
Però da quando si ritrovò cuculo, da allora, non parlò quasi più, e non tornò più in cima.

“Hai sessantacinque anni passati, come puoi continuare a stare lì in cima?” (Italo Calvino)

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Segnali dalla statua

 segnali dalla statua

Il cuore. Tu mi fai segno restando immobile, pieno di luce
Tu così stabile, fatto di marmo, curve e pazienza.
Indichi il cuore.
Anche il vecchio storto che ho incontrato in Via Emilia, ce l’ha.
E batte tra odori d’urina e scarpe scalcagnate, il suo cuore.
Ma il mio piange di pena, così incapace di allungare una mano,toccare
abbracciare.
Il disgusto provato mi si riversa dentro.
Per alcuni è un tormento la vita, è solitudine, per altri impotenza d’essere buoni. E resto qui, sola, con la pace intorno che però è distanza.
Chi mi salverà?
Un suono, un sms mi avvisa dell’avvenuta ricarica. Il grido interiore che non esce, della mia miseria, di quella vita cresciuta in poche mosse e che malgrado palpiti paurosamente è invincibile.
Quando mi avvio mi accorgo di foglie che ondeggiano, di raggi di luce che vibrano e ascolto sorpresa la voce gioiosa di un piccolo bimbo, che strappa ridendo la pianticella cresciuta in un tombino.

Assecondare la pioggia

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Un viso serio racconta di nervi deviati
ascolti ovattati
scrosciano gocce decise in giardino
una lingua di nube nera
decide il momento nitore.

L’ombrello è troppo piccolo
sul capo pioggia fastidiosa, intensa
capelli incollati invocano un poco di sole
mentre qualcun altro, ora
la venera morendo di sete.

L’acqua scende copiosa
ho riempito un secchio in un minuto
non so come farò ad asciugarmi in fretta
però nel fango semi di ogni tipo germogliano.
(anche la speranza)

Dovrò seguire la consuetudine
assecondare l’istante, incanalare acqua piovana
accertare che si disperda
in un pozzetto di duro cemento
scaricandosi a diluire acque putride
lasciando il terreno meno fangoso
quasi asciutto ad attendere il sole.

Domani nasceranno altri fiori
ma tu dimmi, come fai a non essere
bagnato?

18/2/14 rg

Vanità

VANITAULTIMA (2)

Non ne ho mai contato i ritorni
un giardino sempre aperto il mio
con fronde grevi, ombrose
e crepe del muro di cinta.

La vanità è un prisma,
cristalli sinuosi scompongono luci
in bagliori impalpabili
nere nubi di riflessione
sono il suo terrore
parabole di suoni
possono infrangerla.
Entrano senza bussare
le sue adulazioni.

E io non trovo più le chiavi
per salvarmi.
2/8/2011 rg

VANITAULTIMA

La soglia

 

281215bis

Nel gioco di sguardi
un attimo impareggiabile
un solo istante in cui colori-pensiero
invadono la soglia.

Mi vedi? Sono a un passo
dall’uscita
sono il profilo scuro
in controluce
nella sala vuota.

Oltre i tendaggi che chiudono saluti e sorrisi
divento statica immagine, sfinge
con l’occhio fisso che si abbaglia
di vuoto e  musiche  lontane.

La fedeltà alla gioia
ha le ombre del crepuscolo
i palmi sugli occhi un buio necessario

Chissà se  domani  vedrò di nuovo, nitidamente
colori, germogli e fiori…