Blog in pausa

fiore2014campanula

Mi assento fino a settembre.
Un caro saluto agli amici e a chi legge!

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Assecondare la pioggia

20160511_160040

Un viso serio racconta di nervi deviati
ascolti ovattati
scrosciano gocce decise in giardino
una lingua di nube nera
decide il momento nitore.

L’ombrello è troppo piccolo
sul capo pioggia fastidiosa, intensa
capelli incollati invocano un poco di sole
mentre qualcun altro, ora
la venera morendo di sete.

L’acqua scende copiosa
ho riempito un secchio in un minuto
non so come farò ad asciugarmi in fretta
però nel fango semi di ogni tipo germogliano.
(anche la speranza)

Dovrò seguire la consuetudine
assecondare l’istante, incanalare acqua piovana
accertare che si disperda
in un pozzetto di duro cemento
scaricandosi a diluire acque putride
lasciando il terreno meno fangoso
quasi asciutto ad attendere il sole.

Domani nasceranno altri fiori
ma tu dimmi, come fai a non essere
bagnato?

18/2/14 rg

Vanità

VANITAULTIMA (2)

Non ne ho mai contato i ritorni
un giardino sempre aperto il mio
con fronde grevi, ombrose
e crepe del muro di cinta.

La vanità è un prisma,
cristalli sinuosi scompongono luci
in bagliori impalpabili
nere nubi di riflessione
sono il suo terrore
parabole di suoni
possono infrangerla.
Entrano senza bussare
le sue adulazioni.

E io non trovo più le chiavi
per salvarmi.
2/8/2011 rg

VANITAULTIMA

La soglia

 

281215bis

Nel gioco di sguardi
un attimo impareggiabile
un solo istante in cui colori-pensiero
invadono la soglia.

Mi vedi? Sono a un passo
dall’uscita
sono il profilo scuro
in controluce
nella sala vuota.

Oltre i tendaggi che chiudono saluti e sorrisi
divento statica immagine, sfinge
con l’occhio fisso che si abbaglia
di vuoto e  musiche  lontane.

La fedeltà alla gioia
ha le ombre del crepuscolo
i palmi sugli occhi un buio necessario

Chissà se  domani  vedrò di nuovo, nitidamente
colori, germogli e fiori…

Ricuciture

narciso3

Sono malata di niente.
Una terrificante nostalgia
vaneggia a quaranta gradi
e sull’acqua grande, arrossa
come un tramonto rappreso sui pioppi
L’argine si sgretola ogni giorno
per ricucirsi di notte.
La sonorità del fiume è un punto esclamativo
che si trasforma in domanda.
Un sorriso ora
potrebbe valere più di ogni altra cosa…

 

Silenzi di selce

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Ho una mia idea
sui corpi strani risorti dagli armadi
sui miei sotterranei silenzi
sulle correzioni cosmetiche della nostalgia.

Vanno e vengono con un sospiro
bruciano con un fumo diverso
l’erba, il legno e i miei ricordi.
Uccido in un quieto silenzio
tutto ciò che non serve.
Semino esche blu per percorsi viscidi
polveri bianche per file in corsie ordinate
e taccio.

Perfino i nostri giorni muoiono d’inedia
in silenzio.
Nelle pance di solchi arati
è logica abitudine la morte
impulsi a cicli la vita
nel divorarci sereno che ci accomuna tutti
insetti animali e umani.

Un piccione sull’argine aveva un buco nel costato
gli hanno divorato il cuore
forse gridava ma io ho udito solo silenzio
dopo tre giorni restarono solo piume sparse
piccoli ventri sazi, ed ombra…

In silenzio vibrano spazi vuoti tra pietra e pietra
dove semi di ogni tipo si suicidano
per amore del replicarsi,
impulsi d’albero, irrefrenabili e taciti…

In silenzio tra noi resta solo la voglia di divorarci.
Silenzi di selce.
Solo qualche volta parlano di pace.

rg 31/3/2015