Mostri e voglia di caos

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Nell’immaginario umano il mostro assume le sembianze dell’imperfezione; guardarla provoca un brivido, sconcerto, spesso paura. Ne sono ben consapevoli gli adulti che la usano come spauracchio per quietare bimbi troppo irrequieti. Certe mostruose creature ci riportano col pensiero all’informe caos della creazione, alle prime aggregazioni di cellule, creature strane, unite dal puro spirito di sopravvivenza.
La mancanza di perfezione, la diversità ci fa orrore, al contrario la bellezza ci ispira sentimenti buoni.
Ma in ogni uomo ogni pensiero buono è affiancato da un altro meno etico. Contrapposizione, equilibrio inspiegabile tra bene e male, imperfezione e bellezza che convivono in ognuno.

Allora i veri mostri chi sono? Qualcuno dice che il vero mostro è il cuore…

Il comportamento mostruoso, è pulsione istintiva che negli umani si ritrova in comportamenti aberranti, che non esistono di pari passo con l’aspetto. Spesso i serial killer hanno un aspetto normale se non bello, gradevole ed è questo quello che sconvolge ogni sicurezza e ci rende fragili, e dubbiosi sulla normalità, sulla superiorità dell’uomo nel creato.
Le scoperte e applicazioni della scienza, la libertà dei costumi e la conseguente indifferenza a uccidere, mutilare, sfregiare ogni cosa, natura compresa produrranno variazioni anche nel corpo?
Quanto incide la rottura tra etica e morale? L’umanità è destinata a regredire? Interrogativi che troveranno risposta nel ciclo della vita…
28.1.2013 rg

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Nuovo

rosannagenn2019

Avviene sottoterra il processo dell’acqua.
Sembra una cosa seria il proposito
“Anno nuovo, vita nuova”
ma le vacanze finiscono
i bisogni si moltiplicano.
Il caos dei mille impegni
ha un vestito nuovo e antico.
Mi precede lo sguardo e dopo
arriva la mia testa
dopo arriva il mio passo
che rompe il silenzio di una cronologia inversa
e mi volto, toccando cornici.
Ho trasferito immagini sul legno
e su pareti alte e bianche
con una tecnica di colle invincibili.
La saggezza della frustrazione
è una cronica ottimistica frase…

Diversamente vivo

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Si spedisce denaro, si compilano schede, e la notte tace.
Lo spazio delimitato tra due mani si può valicare. il mondo conosce mille rimedi all’ansia.

Mi hai guardato con l’anima a nascondino, impaccio, luci timide negli occhi
nessuna astuzia, o giochi del cuore.
L’amore che emani è calamita ma tutto è troppo, tutto è lontano.

Difficile per cuori di purissimo cristallo trovare spazi dove sostare, senza cadere e infrangersi.
Impossibile non sentire la tua tenera malinconia, il timore di non essere accettato.

Tu non consumi mai la disperazione.

Nemmeno sai che vivi nel cuore inconsolabile di chi ti ama, e scopre il Creatore nella tua croce fissandola ogni giorno, respirando il tuo dolore.

La donna-uccello

PRIMAVERA ACCADE
La Donna-Uccello (fantasia)
C’è un albero sempreverde sotto una pettinatura bianca dai boccoli arrotolati con perfezione maniacale.
Dai rami pendono impacchettati piccoli doni.
L’acuto sguardo delle scelte li osservò a lungo e qualcuno fu colto, con stupita diffidenza.
La donna uccello non si lascia mai sorprendere e ingabbiare per sempre.
Dall’alto osservò identità liete di allargarsi in cerchi di vita, repliche di primavere somiglianti ad autunni, brezze tiepide dal rumore d’acqua.
Ma fu quando senti un grande respiro, quello che sopravvive alla vita che la donna uccello volò in basso presso il monumento ai caduti.
Volò lì, dove furono incise date di vita e morte, dove tutti furono chiamati con lo stesso nome
amore, amore, amore…Era il tempo confuso d’ore luminose che riempivano un nido vuoto.
La donna uccello fu airone, falco, tortora.
Però da quando si ritrovò cuculo, da allora, non parlò quasi più, e non tornò più in cima.

“Hai sessantacinque anni passati, come puoi continuare a stare lì in cima?” (Italo Calvino)

Segnali dalla statua

 segnali dalla statua

Il cuore. Tu mi fai segno restando immobile, pieno di luce
Tu così stabile, fatto di marmo, curve e pazienza.
Indichi il cuore.
Anche il vecchio storto che ho incontrato in Via Emilia, ce l’ha.
E batte tra odori d’urina e scarpe scalcagnate, il suo cuore.
Ma il mio piange di pena, così incapace di allungare una mano,toccare
abbracciare.
Il disgusto provato mi si riversa dentro.
Per alcuni è un tormento la vita, è solitudine, per altri impotenza d’essere buoni. E resto qui, sola, con la pace intorno che però è distanza.
Chi mi salverà?
Un suono, un sms mi avvisa dell’avvenuta ricarica. Il grido interiore che non esce, della mia miseria, di quella vita cresciuta in poche mosse e che malgrado palpiti paurosamente è invincibile.
Quando mi avvio mi accorgo di foglie che ondeggiano, di raggi di luce che vibrano e ascolto sorpresa la voce gioiosa di un piccolo bimbo, che strappa ridendo la pianticella cresciuta in un tombino.

Assecondare la pioggia

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Un viso serio racconta di nervi deviati
ascolti ovattati
scrosciano gocce decise in giardino
una lingua di nube nera
decide il momento nitore.

L’ombrello è troppo piccolo
sul capo pioggia fastidiosa, intensa
capelli incollati invocano un poco di sole
mentre qualcun altro, ora
la venera morendo di sete.

L’acqua scende copiosa
ho riempito un secchio in un minuto
non so come farò ad asciugarmi in fretta
però nel fango semi di ogni tipo germogliano.
(anche la speranza)

Dovrò seguire la consuetudine
assecondare l’istante, incanalare acqua piovana
accertare che si disperda
in un pozzetto di duro cemento
scaricandosi a diluire acque putride
lasciando il terreno meno fangoso
quasi asciutto ad attendere il sole.

Domani nasceranno altri fiori
ma tu dimmi, come fai a non essere
bagnato?

18/2/14 rg