Diagnosi

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Inutilmente cerco di decifrare
la scrittura di ermetici rami
neri geroglifici nell’azzurro.
So che una parola astrusa
mi ucciderà
e comincerà una commedia goffa
fole, simulazioni
applausi (pochi) e fischi quotidiani.

Ha un camice bianco il regista.
Ha l’occhio fisso in un balletto disarmonico
l’attore
l’equilibrio è scarno tra entrate e uscite.
Inverno ormai
eppure il sole brilla ancora
sembra quasi primavera…

23/1/2014

Globi di luce

GLOBI DI LUCE
In vasche di desolate paure
troppo profondi i grandi globi di luce
per tenerli stretti.
Prima di te ho sentito quella sottile paura
di vivere senza sapori antichi da gustare.
Nell’appressarsi della notte
guardo luccicare angoli d’occhi chiusi.
Ho indurito radici troppo deboli
annaffiandole con acque dure
e l’ortensia non è diventata azzurra.

L’amore per chi ci ha dato la vita
è così avvolgente, resta addosso.
Nessuna condivisione è possibile
tutto è dentro, e fuori solo un avanzo sazio
di vissuto rosso porpora.

Si possono soltanto svendere ricordi
per non piangere chiusure
scendendo da soli stradine di pietre solitarie
spezzate dal gelo.
Tu lo sai, avrei voluto farlo io
prima di te.
5/9/2013

Restituzioni

Copia di SEMINA2

Lui aveva occhi verdi come i miei
il freddo invincibile
della pelle rinsecchita in calendari.
Nulla lo intenerì del viaggio.
Non il tailleur bianco sporco
non il giallo solare della cutrettola malaccorta.
L’arma andava conficcata
negli accesi infiniti di verbi desueti.
Il tendaggio era ormai illuminato
da ombre antiche.
Tutto andava restituito alla pianura dissodata:
le grida, i baci, le pietre arrugginite, le mani vuote.
L’estate allontanava la melodia dei crediti.

 

Il tiratore d’arco

granito2

Il tiratore d’arco mi voltò le spalle
così accesi il freddo con legna piccola.
Il ceppo grande ormai consumato
produsse braci annerite
il fumo avvolse le ultime frasi
tossicchiate tra un rimpianto
e il futuro, custode di grazia
di forme informi
dall’alone verdastro.

Smembrando sillabe

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Quando mi parlava,
dipingeva quadri astratti.
Io a bocca aperta, ascoltavo
profezie senza luci
inversioni del giorno
e guardavo i suoi canini
allungarsi a dismisura oltre labbra dure
vibrare sul sapore liscio della novità
dei desideri inghiottiti
smembrando sillabe.
Il crepuscolo s’era fatto largo
Orione cominciava a brillare.
L’incertezza mi azzannava…

Strappi

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Non esce quasi più.
Il pelo che sfuma nel grigio
disegna la cute candida
i suoi sentieri luttuosi.
Da vent’anni ogni tanto urla solitudine
ma si lecca ancora
strappa le unghie coi canini aguzzi
residui puntuti di una fame avida e tenera.
E dorme. Quasi tutto il giorno.
Urla, quasi tutto il tempo residuo.
La gatta anziana, semi cieca
è diventata prudente
e musa, per la donna fantasma
che l’accudisce nel diradarsi dei giorni…