Procedure d’acqua

Il mio silenzio ribolle

in spazi delimitati

con occhi di sempre

prudenti pieghe mentali.

Abitato dalla vita

vive in pace.

Conteggi di vita e morte

che gareggiano in TV

arrivano già all’alba

come risate d’anatre

invadenti, alte sopra i vetri

La morte sembra offendere

statistiche in discesa

procedure d’acqua e aironi.

Era solo un extra comunitario

Non l’abbiamo picchiato noi!
Digiuniamo contro l’ingiustizia!
Era solo un extra comunitario
un povero dinosauro dalle tendenze sbagliate.
Un estinto generoso, inquietante
dall’ impulso morale troppo radicato.
E forse si è picchiato da solo.
Sicuramente aveva già
un sorriso funebre nel cuore.
Non era come noi.
Non era tatuato a squame
non aveva serpenti nella pelle
o anse contorte nella psiche.

Ed era così intollerabile
il suo mancato timore
non fa tendenza dimenticarsi di sé
o aiutare gli amici
era solo un like nel profilo
non invitato alle festicciole
non amava la violenza.

E poi, a noi importa solo
se crolla il prezzo del petrolio
se aumentano i contagi
se impazzano i nostri video
dove calci nella pancia
o nella testa fanno sballare.
Che vuoi che sia un morto
un generoso predestinato
uno che è già estinto.

Lui con la voglia d’aiutare
non era professionale,
non sapeva quando
nascono i grandi, i mostri,
gli eroi o i rabbiosi come noi.
Città dinamiche le nostre
mai c’è silenzio a notte fonda
nessuna pietà, tanto meno per chi
solo per farci un dispetto, muore…




Globi di luce

GLOBI DI LUCE
In vasche di desolate paure
troppo profondi i grandi globi di luce
per tenerli stretti.
Prima di te ho sentito quella sottile paura
di vivere senza sapori antichi da gustare.
Nell’appressarsi della notte
guardo luccicare angoli d’occhi chiusi.
Ho indurito radici troppo deboli
annaffiandole con acque dure
e l’ortensia non è diventata azzurra.

L’amore per chi ci ha dato la vita
è così avvolgente, resta addosso.
Nessuna condivisione è possibile
tutto è dentro, e fuori solo un avanzo sazio
di vissuto rosso porpora.

Si possono soltanto svendere ricordi
per non piangere chiusure
scendendo da soli stradine di pietre solitarie
spezzate dal gelo.
Tu lo sai, avrei voluto farlo io
prima di te.
5/9/2013

Solo

 20160826_142815

Quanto tempo è rimasto solo?
Quanto tempo gli sarà servito per decidere di annullarsi?
Quanto tempo per scegliere la corda, per assicurarsi che il cappio fosse stabile, col nodo ben fatto?
Quanto avrà atteso che qualcuno insospettito dal silenzio o dal sottile rantolo dell’agonia, cercasse di entrare?
Solo e inascoltato. In mezzo ai compagni allegri di vita e di scherzi.
Solo. Accanto a padre, madre.
Solo, mentre la sorella giocava.
Solo. Senza nemmeno il sentore e il conforto della volontà superiore che decise l’origine e il divenire del mondo, padre o madre, chissà!
E sempre solo nel gioco infinito e ipnotico della pallina da inseguire nel cellulare venuto anch’esso a noia.
Senza accorgersi della madre che rispettava i suoi silenzi, perché se voleva smussarli lo infastidiva.
Ancora solo, oggi che uno scampanio cupo richiama adulti e ragazzi verso un abbraccio emotivo atteso invano da vivo.
Solo e al centro, circondato da rimpianti, rimorsi e lacrime di chi resta, sconvolto e attonito. Al centro, ora che vibra soltanto pace.
Ora che dall’altra dimensione non è più solo, amalgamato all’anima del cosmo, ora si, può perdonare questo mondo imperfetto, incapace di calore.

Dedicato a G. 14 anni suicidatosi il 24/9/2019

 

Lei

Istantanea 1 (16-03-2019 17-35)

Lei
Al pomeriggio imprecava sui giorni della luce.
L’amore è un esercizio per la mente
un morso, o una galleria nella sabbia?

Poi ad alta voce benediceva
il suono del cellulare
celebrava spine vestite da sussurri
spavalda e bugiarda raccontava rifiuti regalati

ma noi sapevamo che le abitudini
l’avevano sfregiata, che lacerazioni argentee
divennero commestibili.
Sapevamo del grido prima di dormire
degli aghi che fallirono cuciture

sapevamo che quando il futuro le cadde dalle dita
Lei si lasciò morire…

Dedicata  5/4/2019