Ritardare

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Inghiottendo ipocrisie
galleggerà l’ombra spezzata
dal fiume all’erba?
Quanto tempo servirà per alzarsi
uccidere, misurare tracce e distinguere
i morti soffocati dagli annegati
fra sabbia,  insetti, e giornali?
Quanto per sognare voli
quanto per camminare in acqua
lasciando impronte?
Fare un cenno d’amicizia
sedersi a un tavolo, odorare pesce
inghiottire vino e molluschi al limone
o rigirare gusci immaginando
perle paglierine si potrà ancora?
Si, svanirà il tempo sospeso di gocce velate
e di consigli per consolarsi.
Svanirà, perché al sole anche il dolore
riluce sul ciglio della strada.
Passerà anche l’estate pazza
l’autunno dominante e l’inverno mortifero.
E si vivrà ugualmente tra poveri famelici
e ventri sazi.
“Si può forse ritardare la primavera?” (*)

(*) l’ultimo verso è di Percy Bysshe Shelley

Lei

Istantanea 1 (16-03-2019 17-35)

Lei
Al pomeriggio imprecava sui giorni della luce.
L’amore è un esercizio per la mente
un morso, o una galleria nella sabbia?

Poi ad alta voce benediceva
il suono del cellulare
celebrava spine vestite da sussurri
spavalda e bugiarda raccontava rifiuti regalati

ma noi sapevamo che le abitudini
l’avevano sfregiata, che lacerazioni argentee
divennero commestibili.
Sapevamo del grido prima di dormire
degli aghi che fallirono cuciture

sapevamo che quando il futuro le cadde dalle dita
Lei si lasciò morire…

Dedicata  5/4/2019

Confini

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Sai, c’è una strana luce a mezzanotte
sull’erba fredda
i passi scricchiolano il misterioso canto della pace.

Nella strada che si curva e continua diventando sterrato
confini… io non riesco a dividere il pane coi topi
i nemici non si possono amare, solo blandire.

Il pane anche se è secco, lo butto nell’immondizia
come certi discorsi troppo profumati
adesive trappole mortali

ma tu stammi vicino
in questo tempo sospeso
dimmi che c’è ancora memoria
delle nostre voci.

Voi, amici

Il mio gatto si lecca il pelo, assorto.
Mi interroga con lo sguardo se lo imito, quando mi lecco le ferite, quando con la lingua sciolgo nere impressioni recitando preghiere.
Forse sa quando mando un ringraziamento a Dio perché sono viva.

Io amici, vi osservo attenta.
Voi viventi di carta, siete il mio paesaggio. Le vostre parole sono l’abito della vostra anima.
Vi ammiro!
E vi ringrazio per il dolce aromatico dei pensieri che mi offrite, che bevo in silenzio come un caffè, anche solo con un “mi piace”.

Certe volte vi vedo tristi, certe volte lo sono anch’ io, ma il sorriso che a volte mi donate con una pungente e spiritosa immagine, mi fa lanciare un impulso di gioia al cielo.
Oh, io vi amo tutti amici, di quell’amore universale timido, quello che vola basso, sfiorando le vostre orme.
Quello di un uccellino che ha imparato a raddrizzare ali, le ha rese forti nel cercare nuovi spazi, e sposta solo un piccolo sospiro d’aria lasciando una ombra veloce trasparente, luminosa.
Quasi nessuno lo vede, così piccolo, così indeciso…
In punta di dita vi tocco timida. Io non vi chiedo di ricambiare la mia visita.
Vi chiedo solo di lasciarvi ammirare, e amare in silenzio.