Voi, amici

nerino (1)
Il mio gatto si lecca il pelo, assorto.
Mi interroga con lo sguardo se lo imito, quando mi lecco le ferite, quando con la lingua sciolgo nere impressioni recitando preghiere.
Forse sa quando mando un ringraziamento a Dio perché sono viva.

Io amici, vi osservo attenta.
Voi viventi di carta, siete il mio paesaggio. Le vostre parole sono l’abito della vostra anima.
Vi ammiro!
E vi ringrazio per il dolce aromatico dei pensieri che mi offrite, che bevo in silenzio come un caffè, anche solo con un “mi piace”.

Certe volte vi vedo tristi, certe volte lo sono anch’ io, ma il sorriso che a volte mi donate con una pungente e spiritosa immagine, mi fa lanciare un impulso di gioia al cielo.
Oh, io vi amo tutti amici, di quell’amore universale timido, quello che vola basso, sfiorando le vostre orme.
Quello di un uccellino che ha imparato a raddrizzare ali, le ha rese forti nel cercare nuovi spazi, e sposta solo un piccolo sospiro d’aria lasciando una ombra veloce trasparente, luminosa.
Quasi nessuno lo vede, così piccolo, così indeciso…
In punta di dita vi tocco timida. Io non vi chiedo di ricambiare la mia visita.
Vi chiedo solo di lasciarvi ammirare, e amare in silenzio.

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Bello d’amore di Fausto Corsetti

i-1031 Ho ricevuto questo intenso commento al mio post Amore, desidero evidenziarne la stupenda sensibilità! grazie Fausto!

Penso che l’esperienza della bellezza avvenga solo eccezionalmente o in certi periodi della vita. E’ quello che provano, ad esempio, il padre o la madre quando hanno bambini piccoli: è una continua sorpresa, una continua scoperta della bellezza, che diventa bisogno di abbracciarli, di baciarli per trattenere qualcosa di loro dentro di sé.
Allo stesso modo quando siamo innamorati e osserviamo incantati il volto, il corpo, il modo di parlare, di camminare della persona amata e siamo grati che ci sia stato concesso un tale dono, un tale incredibile privilegio.
L’amore ci rende capaci di vedere con altri occhi anche la bellezza del mondo che ci circonda.
Qualcuno sostiene che è un’illusione, che quando siamo innamorati proiettiamo sul mondo le nostre fantasie, ma io credo invece si rafforzino le nostre capacità di osservare e ascoltare. E, quando facciamo un viaggio o solo una passeggiata con la persona di cui siamo innamorati scopriamo, come una rivelazione, la stupefacente bellezza dei tetti delle case di un paesino che visitiamo, l’incanto delle falde di una montagna che precipita in un bosco, il fuoco di un tramonto o la dolce poesia di un campanile immersi nell’azzurro che non avremmo mai guardato. E tutto si moltiplica se ne parliamo, se condividiamo questi pensieri e queste emozioni con la persona che amiamo.
E, quando cogliamo la bellezza di un paesaggio o di un’opera d’arte da soli, abbiamo un’esperienza che è in qualche modo affine all’incanto, al rapimento d’amore.
In quell’istante è come se cadessero le barriere che ci isolano dal mondo e l’essenza dell’oggetto irrompe, si impossessa di noi. Come nell’amore quando entriamo in contatto diretto con la natura più profonda dell’altro, ne cogliamo l’incredibile, stupefacente unicità.
Non c’è da meravigliarsi quindi se l’amore ci conduce a vedere la bellezza. Perché ci apre gli occhi, ci spalanca il cuore, ci pone in relazione con la realtà.
Avviene l’opposto se invece siamo chiusi in noi stessi, tristi, diffidenti perché quando il nostro cuore è chiuso, sono chiusi anche i nostri occhi. E possiamo passare davanti alle più stupefacenti meraviglie della natura, alle più straordinarie opere d’arte senza vedere, senza sentire.
Non spaventa il nuovo che viene, non sarà facilmente dimenticato il giorno che è passato, se solo riusciamo ad ascoltare, tra fragilità, apprensioni e incertezze, che il nostro nome è scritto sul palmo della mano della persona amata.
Ogni stagione ha il proprio amore, ogni amore la propria stagione.
Ogni stagione della vita è bella e significativa, e non solo la giovinezza fresca e aitante, come vuole convincerci un eterno luogo comune e una pubblicità fatta solo di corpi levigati e frementi dai quali è cancellato ogni segno del tempo.
L’autunno, ad esempio, ha forse colori più belli e atmosfere più intense rispetto allo splendore chiassoso, fin eccessivo dell’estate e alla freschezza acerba della primavera. Dunque, viviamoci in pienezza ogni amore in ogni stagione della vita, senza nostalgie o frenesie: c’è sempre un fiore, un’emozione, una bellezza che ci attende, una sorpresa per ogni fase dell’esistenza.

Amore…

soleviola

È accertato: chi ama vede il mondo brillare, i colori più caldi e i visi più simpatici. Anche i gesti o le risposte che in assenza dell’innamoramento non si sopportano, hanno la luce della tolleranza, della compassione.
In molti hanno scritto dell’amore, fatto ipotesi sulla nascita di questa energia duplice, fragile e potente…amore è soprattutto contraddizione.
È ombra misteriosa e luminoso lampo, nasce dalla contemplazione della bellezza ma anche dalla sua negazione. Amore è eros ed empatia, desiderio e compassione.

Perfetto nell’eros, totalizzante nell’agape.

Condizione mentale e sensoriale, strana alchimia che irradia gioia, serenità.
L’amore è germinazione di vita, potente luce interiore che alza le acque del desiderio, e nel replicarsi del suo rito, rende immortale ogni specie vivente:
in un gemito di piacere si replica il suono della creazione, si compie la comunione con il trascendente.

Nessuno conosce il suo mistero poiché è legato alle motivazioni della creazione, opera di Dio. Rinchiuso nello scrigno dorato della mente, quando esonda esce da ogni poro della pelle e viaggia nell’etere, ciclo perenne di vita.
Ogni atto d’amore diventa immortale nel ricordo, ma anche energia che si espande intorno aggregandosi nel mistero dell’universo.

L’amore è quella strana affinità che lega a nodo stretto persone lontane, evocandone l’immagine.
L’amore rende vivo e immortale anche chi ha ormai concluso il viaggio dell’esistenza, poiché viene ritrovato sul binario parallelo di una dimensione sconosciuta, eppure percepita…
Amore immateriale e palpabile, evanescente e concreto.
Amore è empatia, morsa, carezza, aria, cibo, baci.
L’amore è semplicemente vita.
28/4/2013

….L’amore è magnanimo, benevolo è l’amore
non è invidioso
non si vanta
non si gonfia d’orgoglio
non manca di rispetto
non cerca il proprio interesse
non si adira
non tiene conto del male ricevuto
non gode dell’ingiustizia
ma si rallegra nella verità.
Tutto scusa, tutto crede
tutto spera, tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine.
Le profezie scompariranno
il dono delle lingue cesserà
e la conoscenza svanirà….
Quand’ero bambino,
parlavo da bambino, pensavo da bambino…

Prima lettera ai Corinzi – capitolo 13 – San Paolo

Ricordare la luce – olocausto

olocausto
Cinque dita soltanto si aprirono in un mondo in ginocchio
distogliendo gli occhi dalla pena
salvando con un rifiuto.
E gli altri?
E oggi?
E quando morirà ogni testimone?
Se a destra una mano scelse
il lavoro, vita, ARBEIT MACHT FREI
a sinistra morirono gli altri.
Sui passi della paura
tozzi di pane gettati dalle finestre:
compassione ai cani
e mai furono trasformati in mille pani e mille pesci.
Lo sapevano gli ideologi, i medici e gli psicologi
come si uccide un uomo.
– Presto andrete a casa, nudi, così siete nati –
basta togliere la colla messa in abbondanza:
sotto la pelle, fame
l’involucro si rompe, è piastrella sgretolata
e un numero messo lì tatuato
ché non succeda di scordarlo.
Il numero è tranquillo, giace su una pagina rossa
È nero, magro di vita, tace;
gioca sporco e vince la paura, perde ai punti la dignità
ogni fraternità svanisce
tra l’odore di fumo e lo spettro del sapone
vibrante è solo la fame.
Milioni, uomini sparsi, miti e zitti: dal male cosa si impara?
Forse a stare uniti, gridare insieme e ricordare
ma ai figli di ieri, a quelli di oggi, Tommaso insegna:
impareranno a credere, quelli di domani?
Oh, l’umanità è famiglia
dentro germoglia il bene ma anche il male.
Nei libri è semplice: i buoni da una parte
dall’altra i cattivi, ma il cieco vede doppio.
Non ci sia permesso dimenticare
l’inverno o la primavera.
che nessuno dorma perché ogni luce,
ogni piccola stella
si specchia soltanto nella fissità dell’acqua…

 

Risposte

CANDELANATALE2

Anna si svegliò di colpo. Un calpestio di passi arrivò alla sua parte sempre vigile; le persone quando invecchiano hanno il sonno leggero. Anna aveva i capelli ricci e ormai sfumati di grigio. -Pellicano riccio-, la canzonava suo figlio.

È un uccello grande il pellicano, previdente, e secondo una leggenda generoso al punto di squarciarsi il petto per nutrire col proprio sangue i piccoli in carenza di cibo. Elegante solo in volo verso mete lontane. Considerata l’ età non più giovane in contrasto con l’ aspetto ancora affascinante, il suo carattere e l’ amore incondizionato verso suo figlio, era un nomignolo perfetto.

Udì sorpresa e con un guizzo di paura, rinchiudersi la porta di casa, e il familiare e festoso mugolare di benvenuto della sua cagnolina. Si alzò senza fare rumore, afferrò una coperta, e senza infilare le ciabatte – tanto aveva i calzettoni di lana- scese le scale. Dal lucernario la luna rischiarava la scala e il salotto. C’ era una grande ombra in piedi, davanti al divano con accanto la cagnolina intenta ad annusarla. La piccola coda sferzava l’ aria, rumorosa come lo sbattere di un tovagliolo quando lo si libera dalle briciole…
*

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Qualche ora prima, Anna aveva passeggiato solitaria nel sentiero dietro la casa, ai margini del bosco. Il cielo era grigio. Il freddo pungente e le piccole punture degli aghi del nevischio la rendevano dolorosamente viva. Le bacche della rosa canina stavano cambiando colore; il colore del freddo, rosso scuro che virava al marrone. Lo stesso delle prime macchie della vecchiaia sulla pelle.

Era la vigilia di Natale, -una ricorrenza travisata- pensò rassegnata. Natale, la nascita di un bambino, puro amore incarnato… o forse è una leggenda? Poi si ricordò quando da piccola attendeva i doni: l’ attesa gioiosa, la pace e il gioco. Ecco per i bambini è solo quello il significato. Invece gli adulti pragmatici, ormai non sentono più l’ atmosfera di pace; forse solo i genitori riescono a percepirla ancora, come riflesso della gioia, della aspettativa dei piccoli… Ma pochi si fermano a riflettere sul profondo significato del Natale: qualcuno nato per insegnare i segreti della pacifica convivenza fra uomini, ucciso da chi non voleva cambiare. Qualcuno contestato ancora oggi. Però anche ammettendo che tutto sia solo una leggenda, il bisogno di non crederci soli, di sapere che qualcosa ci attende oltre il ciclo della vita, della sua perenne rinascita, è molto forte!

Si, certo, la natura la vediamo rinascere puntuale ad ogni primavera, ma noi? A parte il tramandarsi infinito di padre in figlio, dove finiscono i nostri pensieri, le emozioni? Dove? Perché nel mondo prevalgono ingiustizia e cattiveria, e perché nessuno è capace di riflettere sugli insegnamenti di quel piccolo fagottino che attirò amore anche da adulto? … Gesù, un nome che a pronunciarlo sembra un sospiro…

Allora Anna, per la prima volta nella sua vita, chiese qualcosa. Non a Babbo Natale perché non esiste, è una leggenda, nè  all’immagine dal potere assoluto in sembianze maschili, Dio… bensì alla divinità femminile perché più vicina a lei. Rivolse una preghiera alla Madre degli uomini, all’ essenza spirituale capace di partorire nuova vita, la Madonna… -Ti prego Madre divina, convinci Dio a cambiare questo mondo pieno di atrocità e di infamia, tu sai come fare, noi donne terrestri abbiamo perso la capacità di influire sui nostri uomini… non ci ascoltano più, forse nemmeno ci vedono come una parte necessaria. Credono di bastare a se stessi, anche per replicarsi…
*

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Anna inquieta, accese la luce e dopo il primo attimo di spavento, si sfregò gli occhi. Un uomo barbuto perfettamente a suo agio, nella sua casa e in piena notte, le sorrideva porgendole una busta. Indossava la divisa classica da Babbo Natale, completa di berretto e fiocco:

-Per te, disse, in questa lettera c’è la risposta alle tue domande-
-Aspetta, disse Anna, non andare via, lasciami leggere.- Poi mentre apriva: -come hai fatto ad entrare, io avevo chiuso. E adesso sono sconcertata. Tu sembri Babbo Natale: allora esisti, ma è mai possibile? –
E premette le unghie dentro al palmo chiuso, sentendo sorpresa il giusto dolore. Allora non era un sogno!

In un carattere grande e in rosso, sul foglio, c’ era scritto: DOVETE REIMPARARE A SOGNARE.
-E come si fa? Disse Anna, senza alzare il capo, rivolta a se stessa. E poi la vita è realtà.-
-Ti sbagli – disse Babbo Natale – è l’ errore che fanno tutti gli uomini. Voi siete il duplicato, anzi ormai la brutta copia, del Creatore. E come credi sia nato il mondo? Da un pensiero, dalla sua emozione, dall’ alchimia di queste energie, che unendosi hanno creato la materia. Come credi sia possibile che ci sia così tanta cattiveria e poca bontà tra voi uomini?
Perché la scelta che molti di voi fanno, è di pensare a cose frivole, che appagano il vostro incredibile orgoglio, la vostra sete di perfezione, e la voglia di dominare gli altri. Voi soffrite ancora da adulti, la mancanza dell’ amore che non riuscite più a dare ai vostri figli, e la volete compensare con le cose. E volete di più, volete diventare guide frivole per tutti gli altri. I vostri sogni sono solo FATTI DI POTERE E DOMINIO. Non pensate più all’ amore, agli altri, ma solo al vostro piccolo egoistico piacere. Avete smesso di sognare in positivo: troppi di voi hanno pensieri malvagi o di odio. Non avete capito che il pensiero è un’ onda che si aggrega a quelle simili: il bene da una parte e il male dall’ altra, in continuo equilibrio. Per fortuna che il bene ha la parte maggiore nell’ etere, altrimenti il mondo finirebbe.

Non avete ancora compreso che per sconfiggere il male – non eliminarlo, perché serve anch’ esso- dovete ritornare a sognare, ad occhi aperti, e volere cose positive, sognare sentimenti positivi. Il sogno è l’ inizio della creazione, tutto quello che sognate, buono o cattivo, alla fine si concretizza…è una legge divina, la legge di Dio…-
*
Sentì improvvisamente freddo Anna, e sollevando gli occhi vide la sua cagnolina che la leccava. Si ritrovò sdraiata ai piedi del divano. La sveglia segnava le tre: piena notte… ricordò le parole di Babbo Natale; ma allora, realizzò, era tutto un sogno! Forse anche quello che stava ricordando era senza senso. Si avviò verso la cucina per scaldarsi un poco di latte. Si sa che concilia il sonno. Si aggrappò a un mobile: aveva messo il piede su qualcosa che l’ aveva fatta scivolare… lo raccolse, un foglio piegato, dentro un’ unica frase: DOVETE REIMPARARE A SOGNARE…

16/62012

Chi conosce la guerra vuole la pace?

Di quanto abbiamo visto e vissuto restano solo assaggi confusi.
Ci stanno depredando di luci e ancora non abbiamo scoperto trucchi per non morire.
L’accoglienza ai margini diventa violenza, sempre lo diventa.
Nelle banlieue di Parigi nasce la rivolta a un mondo senza radici. Gli attentatori non sembrano essere nati dai nuovi arrivi, ma da chi non si è mai integrato.
Allah è grande e l’umanità impazzita.
Un collante profondo unisce ignoranza e ambizioni immense.
I nuovi mostri sono gli ambigui moralizzatori dell’occidente, giustificati e uniti da una religione drastica, e dall’enorme cupidigia.
Oscurità e fanatismi esaltano impulsi omicidi, vogliono il potere e lasciano detriti e morte, vogliono gestire il petrolio, dominare il mondo e hanno la morte intorno e dentro la pancia…
E noi che facciamo?
Rifiutiamo radici di pace, il Cristo che perdona e non vediamo chi ama l’odio, i dogmi di violenza, il collante che lega l’Isis e Al-kaida, e libri senza pace e tolleranza.
Ci culliamo nell’illusione di un Islam moderato che non esiste. Come non esiste il cristiano moderato, ma solo quello che non pratica gli insegnamenti di Cristo. E gli insegnamenti del loro libro sacro non hanno basi di pace.
Noi DOMINATI dal bisogno, dalla dipendenza dal petrolio non udiamo i tonfi dei nostri valori, le voglie dei predatori.
Chi sono gli illusi?
Chi si oppone all’alternativa di risorse energetiche rinnovabili?
Chi vuole la distruzione dell’occidente?
Un gelo avvolge intelletti e cuori.
Chi ha conosciuto la guerra, vuole davvero la pace?

http://rosannagazzaniga.blogspot.it/2015/11/chi-conosce-la-guerra-vuole-davvero-la.html#links

14/11/15

 

 

Invidia buona

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Col fiato corto
artiglio stracci bagnati
e lavo polvere
tracce di cemento.

Posate tutte le pietre grigie
allineate all’accoglienza.
Un battito in meno
quando compare un’ombra
poi nella luce due occhi ridono.

Le donne di una volta
la sete di sapere
l’invidia buona…

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=34345