Alternarsi

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So che tutti mentono, qualcuno in modo lacerante, qualcuno innocente come un respiro costruisce frasi-grovigli che si alternano tra esalazioni e indugi d’essere.
E sembrano senza peso certe parole, fulmini luminosi alcuni gesti, ma la mente, i denti, le labbra, conoscono la grande risata del disincanto che colora il tramonto schiudendo verità banali.
Non è mio ciò che ambisco essere, non è mia la verità e nemmeno a me appartengo.
Però tutti, quando si sorridono e mentono vivono un meraviglioso alternarsi di buio e luce.

Solo

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Quanto tempo è rimasto solo?
Quanto tempo gli sarà servito per decidere di annullarsi?
Quanto tempo per scegliere la corda, per assicurarsi che il cappio fosse stabile, col nodo ben fatto?
Quanto avrà atteso che qualcuno insospettito dal silenzio o dal sottile rantolo dell’agonia, cercasse di entrare?
Solo e inascoltato. In mezzo ai compagni allegri di vita e di scherzi.
Solo. Accanto a padre, madre.
Solo, mentre la sorella giocava.
Solo. Senza nemmeno il sentore e il conforto della volontà superiore che decise l’origine e il divenire del mondo, padre o madre, chissà!
E sempre solo nel gioco infinito e ipnotico della pallina da inseguire nel cellulare venuto anch’esso a noia.
Senza accorgersi della madre che rispettava i suoi silenzi, perché se voleva smussarli lo infastidiva.
Ancora solo, oggi che uno scampanio cupo richiama adulti e ragazzi verso un abbraccio emotivo atteso invano da vivo.
Solo e al centro, circondato da rimpianti, rimorsi e lacrime di chi resta, sconvolto e attonito. Al centro, ora che vibra soltanto pace.
Ora che dall’altra dimensione non è più solo, amalgamato all’anima del cosmo, ora si, può perdonare questo mondo imperfetto, incapace di calore.

Dedicato a G. 14 anni suicidatosi il 24/9/2019

 

La donna-uccello

PRIMAVERA ACCADE
La Donna-Uccello (fantasia)
C’è un albero sempreverde sotto una pettinatura bianca dai boccoli arrotolati con perfezione maniacale.
Dai rami pendono impacchettati piccoli doni.
L’acuto sguardo delle scelte li osservò a lungo e qualcuno fu colto, con stupita diffidenza.
La donna uccello non si lascia mai sorprendere e ingabbiare per sempre.
Dall’alto osservò identità liete di allargarsi in cerchi di vita, repliche di primavere somiglianti ad autunni, brezze tiepide dal rumore d’acqua.
Ma fu quando senti un grande respiro, quello che sopravvive alla vita che la donna uccello volò in basso presso il monumento ai caduti.
Volò lì, dove furono incise date di vita e morte, dove tutti furono chiamati con lo stesso nome
amore, amore, amore…Era il tempo confuso d’ore luminose che riempivano un nido vuoto.
La donna uccello fu airone, falco, tortora.
Però da quando si ritrovò cuculo, da allora, non parlò quasi più, e non tornò più in cima.

“Hai sessantacinque anni passati, come puoi continuare a stare lì in cima?” (Italo Calvino)

Segnali dalla statua

 segnali dalla statua

Il cuore. Tu mi fai segno restando immobile, pieno di luce
Tu così stabile, fatto di marmo, curve e pazienza.
Indichi il cuore.
Anche il vecchio storto che ho incontrato in Via Emilia, ce l’ha.
E batte tra odori d’urina e scarpe scalcagnate, il suo cuore.
Ma il mio piange di pena, così incapace di allungare una mano,toccare
abbracciare.
Il disgusto provato mi si riversa dentro.
Per alcuni è un tormento la vita, è solitudine, per altri impotenza d’essere buoni. E resto qui, sola, con la pace intorno che però è distanza.
Chi mi salverà?
Un suono, un sms mi avvisa dell’avvenuta ricarica. Il grido interiore che non esce, della mia miseria, di quella vita cresciuta in poche mosse e che malgrado palpiti paurosamente è invincibile.
Quando mi avvio mi accorgo di foglie che ondeggiano, di raggi di luce che vibrano e ascolto sorpresa la voce gioiosa di un piccolo bimbo, che strappa ridendo la pianticella cresciuta in un tombino.